Con loro ho seminato il seme della saggezza.
E con le mie stesse mani l’ho coltivato.
E questa é la messe che ho raccolto:
“Sono venuto come l’acqua e come il vento vado”.

 

Rubaiyat di Omar Khayyam, 1120 A.C.

 

 

 

L'ANIMA DELLA PIETRA

 

Un suono ripetuto, ritmico, quasi ipnotico: come fosse una campana, come fosse uno strumento per misurare un tempo e insieme uno spazio, al di fuori del quotidiano, in una dimensione ulteriore, diversa, per certi versi prodigiosa. Perché è lì, in quel momento che si compie l'atto creativo, la magia, la trasformazione della materia in opera d'arte, del pensiero in una forma. Perché è proprio quel suono puro, cristallino che viene ad avvalorare la qualità della pietra: un suono sempre uguale eppure sempre diverso, a seconda dell'angolazione della punta, a seconda della tipologia della materia che viene ad incidere, della potenza e dell'energia dell'artista.
Quando Damjan Komel lavora in mezzo al verde, in mezzo alla natura, ogni suo gesto assume una valenza precisa, determinante, infallibile. Il suono legato al suo lavoro è insieme l'effetto del suo gesto e la risposta della materia; il suo ripetersi è come un dialogo tra il suo io più profondo e ciò che ha di fronte, che sta prendendo forma, che risponde alla sua intenzione.
Forse proprio dalla natura egli trae la forza e la risolutezza del suo scolpire, nella consapevolezza di far parte di un tutto che gli sta attorno, che lo avvolge e lo accompagna; che lo ispira.
Dalla natura traggono infatti spunto le sue opere “Semi di luce” che guardano ai semi di acero che volano via dall'albero, trasportati dal vento, liberi di rinascere altrove, dopo una stratificazione e un periodo di freddo. I semi di Komel reinterpretano il loro volo girandosi su se stessi e spingendosi verso l'alto, unendo le loro ali in un'unica forma, in un unico ideale. Comprendono anch'essi un momento di pausa, un attimo in cui dalla scelta del pezzo l'autore giunge a intravederne la sua anima, la sua luce, la sua possibilità di germogliare e sublimarsi. E così che inizia la sua rinascita, la trasformazione del seme in una nuova vita, concentrandosi dapprima nella forma della spirale dalla quale deduce tutta la sua energia per poi innalzarsi verso il cielo. In questo modo ancora una volta l'artista parte dalla natura per giungere all'astrazione: la linea che nasce da un punto per avvolgersi su se stessa e ingrandire sempre più il suo cerchio è infatti un motivo presente in diverse manifestazioni naturali ma al tempo stesso sin dalle più antiche manifestazioni espressive. Spirali perfette sono presenti nelle conchiglie, nella chiocciola, nei fiori, nel girasole, nei primi graffiti rupestri come nei vasi e nei capitelli degli antichi greci; nella raffigurazione del paradiso dei mosaici bizantini o nell'albero della vita di Gustav Klimt, nelle opere di Leonardo da Vinci per arrivare sino alla Land art, alla Spiral Jetty di Robert Smithson. Alla spirale si legano i concetti di emanazione, estensione, sviluppo e continuità ciclica unitamente all'idea di creazione. E in questo senso, in questo procedere dall'interno verso l'esterno, si possono comprendere anche le danze che si ispirano ad un movimento spiraliforme dove l'essere umano entra in armonia con il tutto, trovandosi in contatto con la sua interiorità più vera e più profonda.
Anche le sculture di Damjan Komel con il loro dinamismo, con il loro misurato espandersi nello spazio, paiono alludere ad un movimento, ad una danza infinita che si pone in armonia con lo spazio, con ciò che sta loro intorno. Come un arabesco, come un numero uno di un'antica scrittura da cui tutto trae origine, i suoi semi sono una linea che si fa forma, una materia che si fa aspirazione, in un desiderio di purezza, verità, onestà, amore, pace, saggezza.
La porosità del travertino, la levigatezza del marmo di Carrara o di quello di Sivec, la lucentezza del bronzo invitano lo sguardo a farsi tatto, il gesto a farsi tocco delicato e partecipe, in un fluire continuo di immagini e sensazioni che portano a pensare ad un futuro migliore, in sintonia con l'universo.
Con la leggerezza e l'eleganza delle ali e delle vesti della Nike di Samotracia, la bellezza e la purezza dei volumi delle opere di Costantin Brancusi l'opera di Damjan Komel possiede una naturale capacità di stupire e incantare chi si trova difronte, come l'acqua che scorre di un ruscello, come un soffio di vento che fa danzare le foglie. E come spesso accade nell'opera di Brancusi anche i vari materiali di cui sono fatti questi semi dialogano tra loro, il piedistallo diviene parte integrante dell'opera e dalla base sembra sprigionarsi tutta la potenza espressiva della scultura che proprio da quella interazione pare nascere e crescere verso l'alto. E con tutta la semplicità, la naturalezza e la chiarezza che le sono proprie, la sua crescita comprende sia la forma esteriore che la sua anima interiore, in un senso dell'elevazione che da concreto diviene astratto, da fisico si fa spirituale.

 

Franca Marri

 

 

SEME DI LUCE

 

Damjan Komel cerca di catturare nella visione scultorea quel momento in natura che l'occhio non può abbracciare pienamente, ma può essere visto dal suo terzo occhio interiore e lo sente la sua anima. La sua anima è capace di riconoscere svariate dimensioni di esistenza umana che lo scultore poi materializza nelle forme miracolose, le quali sono raggruppate in astratti intrecci di ritmi di linee, volumi e giochi di luce, il che stimola profonde sensazioni di bellezza, piacere e ammirazione. La mano dello scultore richiama in vita una nuova forma, la quale porta dentro di sé i suoi messaggi e i messaggi universali. Nell'ultimo periodo, questi, vengono richiamati molto spesso dalla natura, in cui la sua mente abbraccia il seme come metafora di rinascita; il seme – spazzato via dai rami di acero, ramoscelli e foglie dalla bora, che questa sia quella del Carso o del Vipava – che sta cadendo a terra per potersi unire di nuovo con lei, dopo una spettacolare danza di rotazioni e movimenti ritmici. Con la terra madre, perché da esso nasca un nuovo albero, una nuova vita, in cui crescerà il seme di luce: nella visione dello scultore rappresentato come la verticale in pietra, bronzo o in legno, montata su un piedistallo. La fervida ricerca di luce è scintillante, liscia e monumentale, ma nello stesso tempo sottile e leggera, intrecciata con ondulazioni e morbidi passaggi. La scultura, intitolata “ Il seme di luce“, marmo, legno, 2015.

Le ricerche interiori dello scultore, relative alla natura e alle persone che lo circondano, si manifestano nei materiali tradizionali che richiedono la loro profonda conoscenza e un grande amore per le forme classiche e per i suoi messaggi, ma anche la dedizione, pazienza e forza interiore. Le sue forme, piene di energia vitale e di sensazioni di bellezza fuori dal tempo, crea con le mani, attrezzi e macchinari, in materiali che non consentono errori e superficialità. Lavorando la pietra, marmo e anche il legno, si può solo togliere, ritagliare e raramente aggiungere qualcosa. Anche questa scultura è stata risvegliata In marmo e in legno; con cuore, sincerità e calore, con la consapevolezza che porta alla vita un nuovo seme di luce che ognuno di noi porta dentro di sé per aprire le ali dei desideri e della volontà perché ci portino fino ai confini dove si tocca il cielo. Quando ci uniamo con il più alto e il più sincero: con noi stessi.

 

Nelida Nemec